Reverse Factoring: uno strumento alternativo allo smobilizzo dei crediti

Massimo Leone
08 apr 2019
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Il sistema bancario sta riducendo in misura crescente le possibilità di smobilizzo dei crediti commerciali delle PMI attraverso vincoli e procedure che oltre ad allungare i tempi di accredito delle somme spesso riducono gli importi messi a disposizione (per approfondire le ragioni attuali del credit crunch clicca qui).


Per la maggior parte delle PMI vigono limiti alla possibilità di utilizzare il castelletto per linee autoliquidanti verso uno stesso cliente e per di più le banche esercitano sui debitori ceduti un opportuno controllo sempre più stringente. Quando poi accade, come accade, che il debitore non rispetta puntualmente le scadenze pattuite nelle fatture anticipate dalla banca quest’ultima tende a rifiutare di continuare a smobilizzare crediti verso quel debitore.

Un’alternativa inizialmente riservata alle grandi imprese, ma oggi disponibile anche per le PMI è rappresentata dal factoring indiretto o reverse factoring.

Il reverse factoring è lo strumento attraverso il quale un’azienda può ottenere lo smobilizzo dei debiti verso i fornitori.

Funziona sostanzialmente in modo «invertito» rispetto a una classica operazione di factoring: invece di essere il creditore ad attivarsi per lo smobilizzo chiedendo una linea di fido che gli consente di incassare prima delle scadenze pattuite, è il debitore a chiedere alla società di factoring di comprare i crediti che i suoi fornitori vantano verso di lui allo scopo di gestire correttamente e puntualmente i pagamenti.

È uno strumento quindi che piuttosto che agire sulla gestione degli incassi, agevola la gestione dei pagamenti in quanto il factor prende in carico i debiti che l’impresa ha con i fornitori che sono disposti ad aderire alla convenzione, sottoscrivendo il contratto di factoring.

I vantaggi sono evidenti in quanto oltre ad ottenere condizioni più vantaggiose e ridotti prezzi di acquisto in considerazione di pagamenti più veloci e certi, si evitano tutti gli eventuali problemi di gestire relazioni talvolta critiche con i fornitori, creando un clima più sereno che migliora significativamente l’immagine aziendale oltre a snellire le procedure operative.

E’ evidente che l’operazione ha un costo che normalmente non si sosterrebbe, ma occorre considerare che molto probabilmente gli sconti che si otterrebbero dai fornitori potrebbero risultare maggiori degli oneri finanziari del reverse factoring.

Conseguentemente, in virtù di questo meccanismo che agisce “al contrario”, l’impresa necessiterebbe di un minor utilizzo del proprio autoliquidante, risparmiando così su oneri finanziari e spese di gestione applicate nelle ordinarie operazioni di smobilizzo del circolante.

Certo è opportuno precisare che un maggior o minor vantaggio in termini di costo del denaro derivante dall’utilizzo di questo innovativo strumento finanziario dipende molto dalle caratteristiche del mercato in cui l’impresa opera, nel senso che se opera in un settore “sensibile” ai termini di pagamento, la scontistica potenziale offrirà un vantaggio notevole, se il settore è “rigido” il vantaggio sarà attenuato o sarà quantificabile in termini qualitativi (ad esempio per scongiurare dei ritardi nelle forniture, dovuti a questioni finanziarie).

Infine, un consiglio tanto generico quanto fondamentale: la determinazione della convenienza all’utilizzo o meno di questo o di altri strumenti finanziari, siano essi “nuovi” o “soliti”, è sempre data da un’attenta analisi finanziaria dell’impresa. Solo una visione strutturata delle esigenze finanziarie di ogni singola impresa, con le proprie dinamiche di cassa e le sue necessità, consente di distinguere le opportunità da quelle che non lo sono.